L’isola di Zanzibar è conosciuta, soprattutto, per avere un mare paradisiaco ed essere la meta di vacanza di molta gente capace solo di chiudersi in un villaggio turistico a farsi servire. Se qualcuno vi dovesse leggere del disprezzo in quella frase, ha decisamente ragione. Perchè chiudersi in uno di quei posti, a Zanzibar ma in qualsiasi altro posto, è una grande sciocchezza. Semplicemente, ci si perde tutto il resto. E questa isola ha sicuramente molto da offrire. Io mi limiterò a scrivere del cibo, ma se volete qualche delucidazione in merito a queste affermazioni vi rimando all’articolo di viaggio scritto dalla mia ragazza qui sotto, https://jessyaroundtheworld.home.blog/2020/01/08/zanzibar-un-natale-hakuna-matata/
Sarà un articolo piuttosto atipico, diviso per alimenti. Vi basti sapere che la loro cucina è piuttosto semplice, non ci sono preparazioni elaborate o ingredienti esotici (intendo dal loro punto di vista ovviamente). A Zanzibar c’è un isola, ci sono degli abitanti, c’è il mare. Con questa semplice addizione, si crea tutto.
Bahari

In Swahili significa “mare” e, come era lecito aspettarsi, recita il ruolo di assoluto protagonista. Il mare offre tutto quello che ci si può aspettarsi. Dal “King fish”, caratterizzato dal sapore deciso ma una consistenza che ricorda quella del gelato da quanto si scioglie in bocca, tra l’altro cucinato alla griglia aveva assorbito un lieve sentore di bruciato che io, personalmente, adoro. Ho assaggiato per la prima volta l’aragosta delle roccie, un grosso crostaceo con la testa piatta e senza le chele, la natura con lui è stata un po’ avara con la bellezza, ma l’ha resa piena di polpa succulenta (a ben vedere non è un gran pregio, se lo guardo con i suoi occhi…), lievemente più dura e delicata del classico astice che tutti conosciamo, ovviamente presente, in gran quantità, tanto che vi stomacherà dopo un po’. Non nel mio caso, ma a qualcuno potrebbe succedere.
A destra aragosta con salsa alla vaniglia
Potrei stare qui ad elencare il sapore di ogni cosa, ma sarebbe una noia mortale, quello che posso dirvi è che la qualità del pescato è veramente eccelsa, magari sono stato fortunato io, può darsi, ma il sapore vero del mare si sente eccome, e non viene mascherato da niente, ogni condimento riesce a non coprirlo, dalla salsa alla vaniglia fino al curry fatto con latte di cocco.
Matunda
Frutta. Da bravo professionista quale sono non ho fatto neanche una foto alla frutta. Bravo me. Non che servissero molto, chiariamoci, tutti sappiamo com’è fatta una banana o un cocco. Dalle foto non si capisce che sapore hanno. Io credevo, ingenuamente, di aver già mangiato questo tipo di frutta, ma mi sbagliavo tremendamente. Tutta la frutta esotica o tropicale che arriva da noi subisce un viaggio estenuante, ed il loro sapore è decisamente rovinato. Non riesco a descrivere a parole quanto sia buona la frutta in questa isola. Ha il sapore di un sole che picchia costantemente, del vento salmastro, dei 3 mesi di pioggia incessante che subiscono ogni anno. Potrei quasi sconsigliarvi di assaggiarla, perchè non si torna più indietro.
Avvisati

Dunia

Ultimo paragrafo, la terra, dove si radunano carne e spezie. Qui ritroviamo la parte più umana della cucina zanzibarina, in quanto l’uso abbondante delle spezie è un’impronta lasciata dal passaggio degli indiani, così come la religioe musulmana un lascito della dominazione araba. La religione influisce molto sulla cucina di alcuni paesi, ed infatti non si trova carne di maiale. Si può trovare quella di manzo, ma non si tratta di un ingrediente autentico, e non perchè sia importata, ma perchè a Zanzibar una mucca è considerata maggiormente come una forza lavoro, un mezzo di trasporto, una vera e proria “Ferrari” come l’ha definita un autista. Si possono vedere vari carri trainati da buffi bovini con la gobba. Difficile considerare il manzo un alimento abitualmente consumato dalla popolazione, a differenza del pollo. Una nota importante va fatta sul pollo, in quanto qui sono allevati a terra, senza antibiotici e con mangime naturale. Al mercato vengono venduti ancora vivi, senza l’iposcrisia tipica di noi occidentali, che piangiamo nel veder soffrire gli animali e non li uccideremmo mai, ma li compriamo già porzionati. Qui si sente il sapore che un pollo dovrebbe avere, era da quando li allevava mia nonna che non provavo questo gusto, una persona che non è abituata potrebbe quasi non riconoscere che carne è, tanto è intenso il suo sapore, e si sente in ogni salsa, dalla semplice griglia fino alla sua versione immersa in un brodo speziato. Ti lascia senza parole, o nel mio caso con un dolce ricordo.
Hitimisho
Che dire, questa cucina si basa sulla coesistenza. La natura viene sfruttata per la sussitenza, non ripetutamente abusata per l’eccesso. E la natura, quando la rispetti, ti fornisce il miglior sapore naturale che conosce, ed a quel punto basta accettare il regalo e gustarlo senza neanche lavorare troppo.

